La vicenda di “Hoodo”: il suo violentatore era stato liberato, pagando una ricompensa al padre. Lei l’ha fatta finita. L’operatrice che ha ricostruito la vicenda racconta

La vicenda di “Hoodo”: il suo violentatore era stato liberato, pagando una ricompensa al padre. Lei l’ha fatta finita. L’operatrice che ha ricostruito la vicenda raccontaIn Somaliland, Africa Orientale, una bambina di undici anni, originaria della regione del Sanag, si è suicidata tre mesi dopo aver subito una violenza sessuale. Ha scelto di togliersi la vita dandosi fuoco perché il suo violentatore era stato rilasciato. Per ottenere la libertà gli era bastato pagare al “padre” della vittima  un risarcimento di 400 dollari. La storia di questa violenza è stata resa nota solo pochi giorni fa da ActionAid per consentire lo svolgimento delle indagini e garantire la sicurezza della madre della vittima.

La violenza

Hoodo (nome di fantasia), è stata stuprata il 6 settembre 2014 da un uomo di 28 anni. Il 9 gennaio 2015 si è tolta la vita. Non ha retto le conseguenza fisiche e psicologiche della violenza. Agli operatori di ActionAid che l’hanno soccorsa ha raccontato: “Stavo raccogliendo la legna quando un uomo è arrivato alle mie spalle e mi ha colpita. Sono caduta per terra e lui mi ha coperto la testa con un cappotto, così le mie urla non si sarebbero sentite”. Hoobo era stata sottoposta a mutilazione genitale femminile, la violenza subita, è stata, sempre che questa cosa sia possibile, ancora più brutale: l’uomo ha usato un coltello per incidere l’infibulazione, poi l’ha violentata e abbandonata sanguinante nel letto di un fiume. Prima di andare via ha minacciato di tagliarle la testa se avesse parlato.

“Non riuscivo nemmeno a camminare, ho strisciato fino a casa”, ha testimoniato Hoodo.

Abbiamo parlato con Saida Abdi, da due anni direttrice di ActionAid in Somaliland e operatrice locale, che ci spiega, qual è la situazione. Lei è una donna forte, una mosca bianca, una delle pochissime che nel suo paese ha preferito sopportare lo stigma sociale di donna “non infibulata” e che continua a combattere per i diritti di tutte le donne proprio come ha combattuto per i suoi.

Voi di ActionAid come siete venuti a conoscenza della notizia?

Noi lavoriamo con la coalizione delle donne di Erigavo, coalizione locale. Quando è avvenuto l’incidente la coalizione ci ha informati sul caso.

Cosa è accaduto dopo la diffusione della notizia della morte di Hoodo?

Le donne si sono infuriate. La morte era stata archiviata dai giudici come “incidente”. La Coalizione delle donne di Erigavo ha marciato e consegnato una petizione ai giudici, una petizione per Hoodo. Gridavano: “È sana una società che permette alle sue figlie di essere stuprate? La nostra compiacenza silenziosa invia il messaggio che noi siamo una società che tollera tali atti?” Nonostante ciò il governo non ha ancora risposto.

Com’è possibile che il padre si sia accontentato di un risarcimento di 400 dollari?

La visione patriarcale domina le nostre società. In Somaliland le donne sono considerate poco. Sono svantaggiate in casa, nella comunità e a tutti i livelli della società. Allora non sorprende che un padre guadagni su sua figlia. Ci sono anche altri fattori che qui determinano l’insensibilità del padre, la poligamia ad esempio.

L’uomo che l’ha violentata adesso è libero?

C’è una forte cultura dell’ impunità che ha permesso allo stupratore di camminare libero. In Somaliland ci sono tre sistemi giuridici che coesistono: Sharia islamica, diritto civile e il diritto consuetudinario ‘Xeer’. Se venissero applicate correttamente le leggi, la Sharia e i sistemi giuridici civili si tradurrebbe in condanne per gli autori di violenza. Tuttavia la maggior parte dei casi si giudicano con il sistema Xeer dove gli anziani fungono da giudici.

Sono tante le donne che trovano il coraggio di rivolgersi a voi in cerca d’aiuto?

Negli ultimi anni, la violenza contro le donne in Somaliland è in aumento. Il numero di casi di stupro registrati dal Sexual Assault Referral Centre (SARC) in Hargeisa è aumentato da 109 casi nel 2012 a 112 casi nel primo semestre 2013. 67 vittime avevano meno 15 anni. La cosa più grave è che lo stupro non finisce con la violenza subita. Richiede una capacità finanziaria per chi  sopravvive. Servono soldi per l’assistenza medica. La maggior parte delle vittime non ha soldi a sufficienza e quindi spesso rinuncia a chiedere assistenza medica o legale. Quindi Actionaid cerca di supportare i sopravvissuti con assistenza medica e legale. In ogni caso, le nostre donne stanno diventando più consapevoli dei loro diritti e quindi ci chiedono più assistenza.

Quali sono i vostri programmi di educazione a scuola e attraverso i media?

Anche se l’istruzione primaria è gratuita in Somaliland dal 2010, il settore deve ancora affrontare molte sfide: servizi pubblici inadeguati, insegnanti inesperti, scarsa qualità dell’istruzione, scarse infrastrutture. Lavoriamo con insegnanti e genitori per garantire alle ragazze ambienti e bagni più sicuri a scuola. Sosteniamo le donne nei corsi di alfabetizzazione.

Quanto all’educazione maschile?

Dire basta alle mutilazioni genitali femminili è una delle nostre principali aree di interesse. In Somaliland si stima che il 99% delle ragazze e donne di età compresa tra 15-19 anni hanno subito FGM. Nell’85% dei casi, le ragazze hanno sperimentato forme più gravi di mutilazione: i genitali delle ragazze vengono rimossi e la vagina è cucita chiusa fino alla sera del matrimonio. Per dire basta occorrono modifiche simultanee negli atteggiamenti delle persone in tutti i livelli della società. Questo sarà possibile solo se anche gli uomini e i ragazzi si oppongono a questa pratica e accettano di sposare anche ragazze che non sono stata mutilate.

Come può sostenervi l’opinione pubblica internazionale?

Porre fine alla povertà e l’ingiustizia è un processo complesso e può richiedere anni. Ma abbiamo assistito ai cambiamenti che stanno accadendo nelle comunità con cui lavoriamo: questo è dovuto alla passione e all’impegno di persone che lavorano insieme. Quindi, un supporto continuo da parte del pubblico internazionale per la nostra causa sui diritti delle donne è fondamentale per migliorare la qualità dell’istruzione primaria, della sicurezza alimentare e la costruzione della comunità che garantirà un mondo senza povertà e l’ingiustizia.

A fine mail Saida mi scrive: “together WE CAN“
Fonte VITA


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