Arriva l’app per la salute delle ossa

Arriva l'app per la salute delle ossaPermette di valutare l’esposizione al sole, fondamentale per la sintesi di questa preziosa molecola.

Un’app per sapere se ci si garantisce abbastanza vitamina D esponendosi ai raggi del sole: il suo nome è “Salute dell’Osso” e a metterla a punto è stato un gruppo di esperti afferenti a diverse società scientifiche (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro; Società Italiana di Medicina Generale; Gruppo Italiano per lo studio dei BISfosfonati; Gruppo Italiano di Studio in Ortopedia dell’Osteoporosi Severa; Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia). L’iniziativa si inserisce all’interno della “Settimana della Salute dell’Osso”, che dal 5 al 10 ottobre vede impegnate più di 2.500 farmacie nella distribuzione di materiale informativo sullo scheletro, su cosa fare per proteggere la sua salute e sui falsi miti che circondano il ruolo dell’alimentazione, dell’attività fisica, del sole e della vitamina D proprio in termini di protezione delle ossa.

Da parte sua l’app si propone come strumento per stimare l’esposizione ai raggi solari. Il motivo? L’80-90% della vitamina D presente nell’organismo viene sintetizzata nella pelle proprio grazie all’azione svolta dai raggi solari. Tale produzione è fondamentale per fissare il calcio nelle ossa, aumentarne la resistenza e prevenire problemi come osteoporosi e fratture. Purtroppo, però, sempre più spesso l’esposizione al sole non è sufficiente a garantirsi una produzione cutanea di questa vitamina sufficiente a proteggere la salute delle ossa, tanto che attualmente, spiega Davide Gatti di Gibis (il Gruppo Italiano per lo studio dei BISfosfonati), nel 70% della popolazione italiana i livelli ematici di vitamina D sono al di sotto della soglia minima per mantenersi in salute.

Risolvere il problema attraverso l’alimentazione non è semplice. “La presenza [di vitamina D] negli alimenti più diffusi nella nostra dieta è minima – spiega infatti Giancarlo Isaia, presidente della Siomms (la Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) – Un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo basterebbe per la dose giornaliera di un anziano, ma il suo sapore è poco gradevole. Poi ci sono i pesci grassi, come salmone e sgombro, che con 150 grammi di prodotto coprono il fabbisogno giornaliero, oppure uova, formaggi e latticini, ma la quantità di vitamina D è così scarsa che bisognerebbe mangiarne in quantità troppo elevata”. Il cibo, insomma, è solo una fonte secondaria di vitamina D, di cui si può invece facilmente fare il pieno con un’adeguata esposizione al sole. Isaia consiglia di esporre viso, braccia e gambe al sole per 15-30 minuti 2 volte a settimana, nella fascia oraria tra le 10 e le 15, senza però dimenticare l’effetto dannoso degli ultravioletti presenti nella radiazione solare, “soprattutto a certe latitudini – ricorda l’esperto – e su certe carnagioni”.

E gli integratori? Le linee guida internazionali suggeriscono la supplementazione sin dai primi giorni di vita, sia perché l’esposizione solare diretta deve essere evitata nei primi 6 mesi di vita, sia perché il latte materno contiene solo quantità scarse di vitamina D. Inoltre nei casi in cui non si riesca a soddisfare i fabbisogni dell’organismo con sole e alimentazione il medico può suggerire l’assunzione di integratori anche ad altre età. “Molti lavori scientifici – spiega Gatti – suggeriscono la supplementazione di vitamina D negli ultra 65enni, visto che quasi l’80% di queste persone risulta carente”. Inoltre l’integrazione potrebbe essere utile nelle donne in menopausa, in presenza di osteoporosi e durante la gravidanza, quando, prosegue Gatti, “l’aumentato apporto richiesto in questa fase particolare della vita suggerisce di integrare la normale dieta”.

“La vitamina D – puntualizza però Paolo Cherubino, past president di Siot (la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) – va assunta quando è dimostrata la carenza nel sangue”. Vietato, quindi, il fai da te: per sapere se è il caso di assumere integratori è indispensabile rivolgersi al medico. Per il resto, spiega Raffaella Michieli, segretario nazionale della Simg (la Società Italiana di Medicina Generale) “evitare il fumo e l’alcol in eccesso, una dieta equilibrata e una regolare attività fisica sono ottimi strumenti di prevenzione dei disturbi delle ossa oltre che dell’organismo in generale”.

Fonte: salute24.ilsole24ore.com

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