Intervista al cantante de I Cafè Latino, testimonial del progetto “Sbullit Action”

Intervista al cantante de I Cafè Latino, testimonial del progetto "Sbullit Action"[Vai al video]

Luigi Tranquilli, cantautore, è con noi a rispondere alle nostre domande:

Come nasce la vostra esperienza musicale?

Luigi: in realtà è un‘esperienza musicale che nasce da quando ero proprio piccolo, ragazzino, quindi ho iniziato a suonare all’età di 4-5 anni il pianoforte e le tastiere, all’epoca c’erano le “Bontempi” quindi gli organetti, poi anche qualche organo in chiesa, mi divertivo a fare le canzoni rock dei Queen, queste cose quà, poi ho proseguito col pianoforte per un breve periodo ma poi sono diventato un autodidatta, quindi sono andato avanti sentendo i dischi e ripetendo quello che sentivo sulla tastiera. Ad un certo puno dopo aver fatto un pò di pianoforte per una serie di problemi non ho potuto proseguire lo studio della musica quantomeno del conservatorio e ho iniziato a suonare la chitarra perchè mi è stata regalata, sempre da bambino. Anche la chitarra l’ho iniziata da solo guardando chi la suonava cercando di capire come trovare gli accordi, poi ho proseguito, quindi diciamo che la chitarra la suono da quando avevo 14-15 anni poi a 18-19 anni ho iniziato a scrivere dei pezzi, dei brani.

I Cafè Latino nascono nell’85-86, poi hanno suonato con altri ragazzi di fano, con diverse persone, anche ragazze come coriste. Poi c’è stata una interruzione molto lunga per motivi di lavoro, nel frattempo mi sono laureato, poi ho fatto il militare, son stato fuori per due anni poi è arrivato il lavoro che è molto impegnativo quello che svolgo, poi la famiglia, il bambino… Sono venute tante cose fino a che ho ricominciato a dedicarmi nuovamente alla musica, anni fa, e ho trovato il coraggio di proporre i miei brani, ne ho scritti diversi e non li ho mai proposti in pubblico a parte uno o due, e adesso mi è spuntato fuori il coraggio di cimentarmi con le mie cose.

Poi c’è da dire che ho trovato dei musicisti veramente bravi, tutti molto più bravi di me sicuramente, e io sono proprio felice di suonare con loro.

Che effetto pensi possa avere la vostra musica o la vostra band su un pubblico giovane?

Luigi: mah… è una domanda che mi mette un pò in crisi per certi versi… perchè da una parte per mè suonare è un bisogno vitale, diciamo che ancor prima di pormi il problema di “a chi piacerà o “se piacerà”, mi pongo il problema del “se fa bene a me oppure no”, forse sarà anche un pò egoistico come modo di pensare ma credo che la comunicazione di quello che faccio passi attraverso il gradimento personale perchè se io sono contento di quello che faccio, allora sono sicuro che anche gli altri lo siano, diciamo che chi mi ascolta lo sente, e a questo credo molto.

La musica è aggregazione, comunicazione e sopratutto veicolazione di messaggi, che tipo di messaggi lei pensa comunichiate con la vostra musica, molto spesso ad esempio ci possono essere dei temi ricorrenti, quali sono se ne avete?

Luigi: io nelle mie canzoni, nei brani che scrivo parlo più che altro di stati d’animo perchè secondo mè la verità della natura umana stà negli stati d’animo dei momenti che si vivono, e dai momenti che si vivono e dalle esperienze che si fanno traiamo insegnamenti per migliorare noi stessi, è molto minimale il mio modo di vedere la realtà o magari anche intimo se vuoi… Ad esempio la canzone che ho cantato questa sera, e che ho scritto, parla di alcuni momenti che trascorrevo con un mio amico in un bar notturno che si chiama “Bar Notturno” appunto, il quale tutt’ora ancora esiste e nel quale ridevamo come matti, si beveva e si parlava di musica e ad un certo punto non ci siamo più visti e incontrati. Non si sà perché… diversità di vedute, una parola storta, non lo sai mai fino infondo, però io sento che rimane ancora una grande stima e una grande amicizia al di là del vedersi tutti i giorni o meno. Non voglio dare dei messaggi precisi di tipo politico o spirituale ad esempio, io voglio parlare dell’umanità e cioè dell’essere umano, delle cose e delle idee che ci attraversano durante la giornata, durante la nostra vita.

Diresti mai due parole dal palco invitando quei giovani violenti ad essere più comprensivi nei confronti dei loro coetanei?

Luigi: assolutamente sì, lo farei con tutto il cuore, non sò dire altro perchè questa violenza la ritengo una grande forma di ignoranza, e non ignoranza nel senso di mancanza di cultura, ma nel senso di ignorare la preziosità che l’essere umano ricopre nella quotidianità e ignorare sopratutto la conoscenza dell’essere umano, dell’altro.

Dal punto di vista artistico e nello specifico quello musicale che cosa ne pensi di una seri di concerti all’insegna di un progetto come quello di “Sbullit Action”?

Luigi: mah… io sono assolutamente favorevole, lo dico di cuore, nel senso che è una cosa che mi onorerebbe.

Fareste mai da testimonial ad un evento come questo?

Luigi: sì, molto volentieri.

Da Redazione

I commenti sono chiusi