Intervista a Stefano Fucili, cantautore, testimonial del progetto “Sbullit Action”

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Stefano Fucili è con noi a rispondere alle nostre domande:

Come nasce la sua esperienza musicale?

Mah… i miei mi raccontavano che sin da piccolo, quando avevo quattro anni, in macchina mi divertivo a provare a cantare anche in inglese, inglese maccheronico ovviamente, e a inventare delle canzoni. Diciamo che la musica mi ha sempre affascinato. Poi all’età di 10 anni ho avuto il mio primo approccio con uno strumento, uno Xilofono, che suonavo con piacere. Dopo è arrivata la mia prima Chitarra Classica, a circa 11 anni, e da lì poi è stata un’evoluzione.

Che effetto pensa possa avere la sua musica su un pubblico giovane?

Questa è una domanda difficile, dunque io alla fine faccio se vuoi una forma di musica che in parte si rivolge anche ai giovani, perché è Pop leggero comunque… magari d’autore se vuoi, però viene anche dalla musica pop. Ti posso dire questo: l’ultimo progetto su cui adesso sto lavorando è un’Opera Celtica Pop ispirata al mito di Tristano e Isotta che stiamo facendo per le scuole, nei teatri, a partire dalle elementari arrivando fino alle superiori… e i ragazzi abituati ai talent show, alla televisione, rimangono affascinati da questo spettacolo che è sia musicale che teatrale… probabilmente vedono per la prima volta l’Arpa Celtica, il Flauto, il Violino, e sentono cantare quattro cantanti, un po’ come in un’Opera, ma con delle melodie Pop, e rimangono estasiati, si entusiasmano… comunque la cosa più incredibile è la loro attenzione, quello che sto cercando di dire è che la sensibilità in realtà nei confronti della musica e del messaggio che si vuol dare, tutti la possiedono, ce l’hanno quindi anche i giovani di oggi. È chiaro che se gli si propongono cose di bassa qualità solo allo scopo di rendere le persone delle macchine, a partire dalle radio, arrivando alle canzoni che si sentono in discoteca (anche se ci sono belle canzoni dance… io ascolto tutta la musica, ma bisogna vedere come la si fà) si crea un’abitudine a una determinata musica. Quello che voglio dire è che il problema non sono le persone, ma quello che gli si propone. Perché la sensibilità per poter cogliere e apprezzare altrimenti c’è. Se ci fossero più occasioni per arricchire la propria sensibilità da un punto di vista musicale ma non solo, ci sarebbe una varietà maggiore di cose a cui attingere, e questo servirebbe a tutti gli effetti ad avere una certa apertura mentale… così che magari un domani i ragazzini saranno curiosi di andarsi ad ascoltare anche la lirica per esempio… o qualsiasi altro tipo di musica.

La musica è aggregazione, comunicazione, può essere tantissime cose, che messaggio pensa di poter comunicare con la sua musica cantautorale, e se ci sono dei temi ricorrenti quali sono?

Allora… diciamo che per quanto riguarda le mie prime produzioni ho avuto un percorso pop, soprattutto negli anni passati… e i temi fondamentalmente erano quelli dell’amore, un po’ come avviene per la musica leggera, o magari a volte erano più introspettivi. Adesso invece sto lavorando a un nuovo progetto discografico che è in parte Pop ma anche molto Acustico, dove sono presenti il Banjo, l’Ukulele e l’Arpa… (mi piace infatti mescolare queste sonorità) dove il tema è fra virgolette quello della “Decrescita Felice”, della Crisi Economica… ma il tutto affrontato in maniera abbastanza leggera. Questa sera ad esempio ho cantato un pezzo intitolato “Vita libera”, che è un inedito che fa parte del progetto, e nel quale immagino una persona che a un certo punto della sua vita getta via il cellulare, butta la televisione, non va in macchina ma in bicicletta… e siccome sono molto sensibile già da tempo a questa tematiche, sto lavorando, per cercare di metterle in musica.

Direbbe mai due parole dal palco invitando quei giovani violenti ad essere più comprensivi nei confronti dei loro coetanei?

Allora, io sul discorso che avete a cuore vi devo rispondere che dipende dal contesto, dipende dalla situazione, dalle circostanze. Per esempio mi è capitato durante un capodanno di suonare in una baita di montagna, e c’era della gente che avendo alzato il gomito un po’ troppo a un certo punto aveva cominciato a creare problemi… io mi son fermato, ho smesso di suonare e non ricordo cosa ho detto istintivamente, ma le cose alla fine sono andate bene.

Cosa ne pensa di una serie di concerti all’insegna del nostro progetto “Sbullit Action”? La vedrebbe più come un qualcosa di improbabile o fattibile?

Io penso che la musica è sempre fondamentalmente un modo per comunicare, per aggregare, quindi perché no… potrebbe essere un evento magari anche da ripetere, in seguito, sicuramente può essere un’idea buona abbinare la musica a questo messaggio per la divulgazione del progetto.

Farebbe mai da testimonial al nostro progetto?

Bisognerebbe vedere il progetto approfonditamente, e perché no, si può anche fare. Io alla fine sono disponibile alle collaborazioni… sì… ci si può ragionare.


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