Intervista a Max Emiliano Giardini e Pier Luigi Rossini della band That’s That, testimonial del progetto “Sbullit Action”

Intervista a Max Emiliano Giardini e Pier luigi Rossini della band That's That testimonial del progetto "Sbullit Action"[Vai al video]

Max Emiliano Giardini e Pier Luigi Rossini sono con noi a rispondere alle nostre domande:

Come nasce la vostra esperienza musicale?

Max: la nostra esperienza musicale nasce dalla passione, già fin da ragazzini infatti ci piaceva fare e sperimentare, e ci conoscevamo perché abitavamo nella stessa cittadina, perciò pian piano, col tempo, abbiamo fatto esperienze nei locali e siamo cresciuti insieme. Tutto nasce quindi semplicemente dalla passione per la musica e soprattutto per lo strumento.

Pier Luigi: oltre alla passione per la musica ci siamo anche divertiti a coltivare l’amicizia e tutte le attività collaterali all’amicizia. Abbiamo fatto serate suonando, senza fare altro, abbiamo passato dei momenti indimenticabili, questo quasi 20 anni fà. Son passati tanti anni però ancora ci si diverte, con la musica.

Max: la nostra passione (parliamo quindi di qualcosa di più di un hobby) ci è servita intanto per conoscerci e per fare un sacco di esperienze insieme e di nuove amicizie, ed è servita anche per rimanere impegnati e occupati in qualcosa che certamente è qualcosa di positivo.

Pier Luigi: il lucro rimaneva una parte marginale della cosa, noi suonavamo per stare bene e far stare bene la gente, per fare una bella serata e divertirsi.

Max: direi che questa è perfetta come descrizione…

Pier Luigi: poi i tempi oggi sono cambiati, nei primi anni ‘80 noi non avevamo internet e i testi delle canzoni li tiravamo giù con delle audio cassette, in macchina, a scervellarci per mandare la cassetta avanti e indietro e per scrivere il testo a penna. Non avevamo youtube come adesso…

Max: mamma mia, la stragrande maggioranza delle canzoni erano in Inglese e dovevamo tradurle da soli oltretutto…

Pier Luigi: io infatti ho imparato l’Inglese così…

Che effetto pensate possa avere la vostra musica sui giovani?

Pier Luigi: beh, c’è da tenere conto che noi suonavamo all’incirca 15 anni fa… ci piaceva divertirci e in modo sano, non avevamo un messaggio preciso in realtà, volevamo solo far divertire la gente che ci ascoltava. “Ce la cantavamo e ce la suonavamo da soli”. Quello che voglio far capire è che ci si può anche divertire, e tanto, pur suonando in modo serio a certi livelli… Tutto quì.

La musica è fatta di tante cose, una importante di queste è soprattutto la comunicazione. Voi fate delle cover… ci sono dei temi ricorrenti sulla scelta dei vostri pezzi?

Max: il tema ricorrente o il messaggio è uno: “divertitevi con delle cose positive, sane”, il ché non vuol dire siate seri, anzi: giocate, divertitevi, fate i matti, sfogatevi, però rimanete nell’ambito di ciò che non è pericoloso. Quando avevamo vent’anni essere uniti grazie alla musica ci è servito anche per stare fuori da certi giri, e ci ha fatto bene.

Direste mai due parole dal palco invitando quei giovani violenti ad essere più comprensivi nei confronti dei loro coetanei?

Max: assolutamente sì, io ho un figlio e il mio amico ne ha tre, lo capiamo bene cosa vuol dire, assolutamente sì.

Da un punto di vista musicale quale sarebbe per esempio il vostro pensiero rispetto a una serie di concerti all’insegna del progetto “Sbullit Action”, lo vedreste più come un qualcosa di improbabile o di fattibile?

Max: dunque, per quanto ci riguarda ti dico semplicemente che noi ci siamo al 200%, dacci un’occasione per divertirci e per far vedere agli altri quanto ci si diverta suonando e noi ci siamo. Anche perchè la musica è la più grande forma di aggregazione, quindi sì, per noi è fattibile, invitaci che ci veniamo, gratis, però la birra la paghi te, ahahah… potreste pagarci una birra ma noi di soldi per un progetto come questo sicuramente non ne vogliamo.

Fareste mai da testimonial ad un progetto del genere?

Max: certo che sì. Perchè nò, io lo farei molto volentieri, di sicuro.

Da Redazione

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