Officine Ortopediche Rizzoli, ultima chiamata per salvare un patrimonio nazionale

Officine Ortopediche Rizzoli, ultima chiamata per salvare un patrimonio nazionaleSi avvicina la scadenza dell’esercizio provvisorio concesso dopo il fallimento. A luglio, anche la cassa integrazione straordinaria per 150 dipendenti potrebbe cessare. E mentre la Filcams Cgil presidia l’istituto, la deputata Zampa presenta un’interrogazione al ministro del Lavoro.

BOLOGNA – “Sono 13 anni che lavoro alle Officine Rizzoli. Prima, per 20 anni ho lavorato in un calzaturificio: facevo scarpe bellissime, molto eleganti, destinate al mercato estero. Ma al Rizzoli è tutta un’altra cosa: so bene che il paio di scarpe che faccio va a una persona che ne ha davvero bisogno, perché senza non riuscirebbe a camminare”. Le parole, pescate tra i ricordi con il magone, sono di una dipendente delle Officine Rizzoli, braccio ‘creativo’ – realizza protesi e tutori all’avanguardia – dell’Istituto Ortopedico Rizzoli che, dopo un secolo di attività, potrebbe avviarsi alla chiusura definitiva dei battenti. A mettere in ginocchio i bilanci, i crediti accumulati a causa dei mancati pagamenti delle Aziende sanitarie (Asl) delle altre regioni, per un totale di 15 milioni di crediti.

Il fallimento è stato dichiarato il 24 gennaio 2013, e il prossimo 30 aprile scadrà l’esercizio provvisorio. 150 lavoratori (50 a Budrio, sede centrale, il resto nelle 23 filiali sparse per l’Italia) sono in cassa integrazione straordinaria fino a luglio. Per questo, hanno scelto di inviare una lettera alla Regione Emilia-Romagna, alla provincia di Bologna e al sindaco Virginio Merola. “Il nostro obiettivo primario, adesso, è che l’esercizio provvisorio sia rinnovato. Plausibilmente, si tratta di altri 2 mesi: un po’ di ossigeno che permetterebbe di continuare la ricerca di un nuovo acquirente capace di rilanciare l’azienda”, spiega Danilo Lelli, responsabile nazionale Filcams Cgil che, insieme con i dipendenti, 2 giorni fa ha partecipato al presidio davanti all’Istituto Ortopedico Rizzoli, dove tutto è cominciato: “La nostra non voleva essere una protesta, ma un segnale di speranza e fiducia: noi crediamo sia possibile salvare questo patrimonio nazionale. Il lavoro non manca: chiudere un’azienda che lavora a pieno ritmo sarebbe paradossale. Una soluzione va trovata in tempi rapidi, perché al momento si va avanti grazie alla buona volontà e alle competenze dei lavoratori, ma questo livello di efficienza non può mantenersi a lungo in condizioni così critiche”.

La produzione delle Officine Rizzoli copre il panorama dell’ortopedia tecnica a 360 gradi: dalle protesi alle ortesi, dai busti per scoliosi alle scarpe su misura e ai plantari, passando per il ginocchio e la caviglia elettronici. Custode del miglior know how del settore, eccellenza di livello europeo, le Officine Rizzoli affondano le radici nel secolo scorso, fondate nel 1896 come Officina Ortopedica dell’omonimo istituto, laboratorio in cui si creavano le protesi e i tutori personalizzati per i pazienti dell’ospedale. Il complesso nacque grazie a una donazione del chirurgo e filantropo Francesco Rizzoli per curare le deformità rachitiche e quelle congenite in senso lato. Da allora, hanno accompagnato, talvolta guidato, tutti gli sviluppi in campo protesico: basti pensare che nel 1899 l’Istituto fu diretto da Alessandro Codivilla, considerato il fondatore della moderna ortopedia in Italia, a cui seguì Vittorio Putti, tra le altre cose promotore dell’integrazione tra ortopedia e traumatologia. Allora, alle Officine si lavorava il cuoio, la pelle, il legno, il cartone e il metallo; oggi si produce in carbonio e leghe leggere. Nel 1996, in occasione del centenario, le Officine Rizzoli sono la più grande azienda privata italiana del settore, con 23 filiali e cento centri di assistenza in tutto il Paese.

“È esattamente per questo motivo, per la storia e la qualità che continuano a rappresentare, che serve trovare urgentemente una soluzione per le Officine Rizzoli”, commenta Sandra Zampa, deputato e vice presidente del Pd, che questa mattina ha presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro, firmata anche dai parlamentari Paolo Bolognesi, Carlo Galli e Marilena Fabbri. “Non può essere trascurato che la società rappresenta un’eccellenza ancora competitiva sul mercato per l’alta qualità della sua produzione. Esistono tutte le potenzialità per ricollocare sul mercato l’intero Gruppo e tutelare i suoi lavoratori. Ma bisogna fare presto, trovare una soluzione prima che la loro cassa integrazione straordinaria scada, cosa che avverrà il prossimo 23 luglio”. E le due aste andate deserte? “Sicuramente a qualcuno fa comodo non trovare acquirenti, o almeno non in tempi rapidi, in modo da fare abbassare il prezzo di partenza e spianare la strada a qualche concorrente pronto a farsi un sol boccone delle Officine. Ma non dobbiamo permettere che accada: se il governo ci mette la testa, con un po’ di buona volontà politica, si può trovare una soluzione”.

Per salvare l’antica azienda negli ultimi anni si è cercato l’intervento di un acquirente, ma le due aste indette – il 23 aprile 2013 e il 24 gennaio 2014, esattamente un anno dopo il fallimento – sono andate deserte. Alla prima si registrò l’interessamento di fondi svizzeri e aziende cinesi, ma anche di una italiana che però, il giorno dell’asta, non presentò nessuna offerta: “La base d’asta era troppo alta”, spiegarono i legali. Quanto alla seconda, le indiscrezioni parlavano di 3 compratori interessati, ma nessuno è mai arrivato in Tribunale. Lo stesso giorno, però, andò un porto una seconda asta, fissata proprio in caso di flop della prima, con la quale la Variolo Ortopedia di Udine, unica offerente, si è aggiudicata al prezzo base di 100 mila euro le partecipate delle Officine Rizzoli – Sanitaria S.Orsola e KeyCare – impegnandosi a ricapitalizzarle per un milione e 200 mila euro. Di fatto le Officine non hanno mai fermato la produzione: lo scorso anno hanno fatturato oltre 3 milioni di euro in termini di protesi a cui vanno aggiunte le altre produzioni nelle quali l’azienda è specializzata. Secondo i dati resi pubblici, il fatturato complessivo dell’ultimo anno si attesta sui 6 milioni di euro.

Di Ambra Notari

da Redazione

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