Al lavoro fino a luglio per pagare le tasse. Ecco i “tax freedom day” delle Pmi sarde

Al lavoro fino a luglio per pagare le tasse. Ecco i "tax freedom day" delle Pmi sarde Fino a che giorno dell’anno si lavora per pagare le tasse? Dipende dalla località in cui si trova l’impresa: a Carbonia sarà il 26 luglio, a Sassari bisogna arrivare fino a settembre.

È il fisco divora-famiglie. La Cna, con il suo Centro Studi, ne ha misurato e quantificato il peso andando a controllare, una per una, 112 città italiane, cioè tutti i capoluoghi di Provincia e di Regione. Il risultato è il primo “Osservatorio permanente sulla tassazione di artigiani e piccole e medie imprese in 112 Comuni d’Italia”.

MANO DEL FISCO SU PICCOLE IMPRESE – Anche le piccole imprese artigiane sarde hanno un termine fissato per disfarsi dalle catene delle tasse. Il tax freedom day è il “giorno della liberazione fiscale”, ossia l’ultimo giorno in cui si lavora per il fisco. Segna uno spartiacque preciso: fino a quella data precisa si lavorerà solo per pagare tasse e contributi, da un certo momento in poi si inizierà a guadagnare per sé e la propria famiglia. Peccato che in poco più di 10 anni il “termine” si sia spostato sempre più in avanti. Rubando tempo e denaro a chi paga le tasse (come detto, in questo caso, dati e statistiche riguardano le piccole imprese artigiane) .

SASSARI LIBERA DALLE TASSE SOLO A SETTEMBRE – Ecco allora che secondo la Cna un’impresa che opera a Carbonia comincerà a guadagnare per sé solo dal 26 luglio. Va peggio a Iglesias: non se ne parla prima del 31 luglio. Ma attenzione: Carbonia e Iglesias figurano tra le dieci città “migliori” d’Italia: il fisco, dalle loro parti, in 3 anni si è preso solo 2 giorni in più. La situazione peggiora man mano che si scende nella classifica stilata dalla Cna. Gli artigiani di Oristano se la vedranno con tasse e contributi fino al 3 di agosto, quelli di Nuoro fino al 17 di agosto mentre Cagliari chiuderà il calendario fiscale solo il 24 agosto, insieme agli artigiani di Olbia-Tempio. Paga pegno soprattutto Sassari, che solo il primo di settembre festeggerà il suo tax freedom day: fino ad allora, se hai un’impresa nel sassarese, il fisco ti chiederà di lavorare per lui. E’ lo Stato divora-famiglie. E buonanotte allo sviluppo.

TOTAL TAX RATE, LA FOTOGRAFIA – Vale ora la pena di allargare lo sguardo per capire, attraverso i dati, quel che accade a una impresa artigiana che in tempi di crisi (in un tessuto fragile come quello sardo) cerca di tenersi a galla. Partiamo dalla fotografia nazionale. Nel 2014 la pressione fiscale – dato medio su Italia – ferma l’asticella al 63,1%. Nel 2011 era del 59,1%. E’ il risultato del lavoro di un mostro fiscale a tre teste (nazionale, regionale e comunale) che opera incessantemente su artigiani e Pmi. Se guardiamo alla classifica delle 112 città la musica cambia in peggio e di parecchio. Nessuna città sarda figura, fortunatamente, tra le prime 10. E’ Roma a guidare la classifica, seguita da Bologna, Reggio Calabria, Firenze, Napoli, Catania, Cremona, Bari, Genova e Biella. Al 22esimo posto si trova però Sassari. Nel 2011 registrava una pressione del 60,4%, nel 2014 segna il 66,5%. Un balzo dell’6,1%. Al 39esimo posto si trova Cagliari: il balzo, nel capoluogo, è stato pari al 5,7%: la pressione fiscale segnaava quota 58,6% nel 2011 ed è arrivata al 64,3% quest’anno. Situazione simile dalle parti di Olbia Tempio, dove si è passati dal 60,8% al 64,4% (+3,6%). ANuoro il “mostro” si è fermato al 62,5% ma era all 57,6% ed è quindi cresciuto del 4,9%. Oristano, in centesima posizione, non ha subvito significativi cambiamenti: nel 2011 la pressione fiscale era 57,6%, ora è al 58,7% (+1,1%). Va meglio, a Iglesias e Carbonia, rispettivamente al 57,8 e al 56,5 dal 57,2 e 56. E’ il fisco divora-famiglie.

Di Emanuela Zoncu

Fonte unionesarda

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