Educatore domiciliare: tracce d’identità

Educatore domiciliare: tracce d’identitàQuella che segue e’ una breve e datata riflessione sul ruolo con cui ormai parecchio tempo fa ho fatto il mio ingresso nel mondo dei servizi alla persona, quella del sostegno emotivo e relazionale individualizzato al ragazzo pre-adolescente e adolescente con indicatori di devianza in quella terra di nessuno che e’ il suo contesto di vita.

In questo momento storico in cui cosi’ forte si presenta la necessita’ di ricalare la risposta al disagio sul terreno dell’accoglienza delle istanze, specialmente quelle non auto-percepite, piuttosto che su quello della mera reazione all’emergenza conclamata, un approccio come questo mi sembra degno di un cenno e forse anche di piu’ di uno..

Filippo Federici (Presidente di CRESCERE scs)

Nell’ottica di un intervento mirato del disagio minorile è entrata ormai a fare parte delle prassi adottate, una modalità di intervento che contempla il sostegno educativo domiciliare, all’interno della famiglia o, più precisamente, dell’ambiente in cui il minore vive.

Questo intervento presuppone l’utilizzo di un operatore in un rapporto 1:1, il quale, con appuntamenti settimanali prestabiliti (in numero adeguato caso per caso), aiuta il minore nello svolgimento dei compiti scolastici e attraverso l’affiancamento in attività appositamente progettate, lo accompagna nelle varie tappe che il suo iter formativo prevede. L’obiettivo è il potenziamento di tutte quelle risorse emotive, relazionali e di socializzazione che egli possiede.

La distinzione fra i concetti di famiglia e ambiente di vita e’ doverosa e necessaria al fine di rendere chiara da subito la peculiarità del sostegno domiciliare. L’operatore (e attraverso la sua figura, la rete di servizi che di fatto prendono in carico la situazione) entra a far parte dello spazio fisico in cui il minore vive e interagisce; lo fa in quella particolare fascia di tempo in cui non e’ sottoposto all’ “osservazione” delle agenzie educative tradizionali (famiglia, scuola, quartiere, gruppo sportivo, parrocchia…) diventando al tempo stesso portatore e luogo dell’intervento educativo .

Infatti, se da un lato grande importanza deve essere data all’osservazione delle azioni e reazioni che l’ambiente di vita provoca nel minore e viceversa , nell’ottica di isolare in essa elementi disfunzionali a cui far risalire i problemi, l’ operatore assume da subito lo status di parte in causa nei processi di cui è testimone; per questo non può non relazionarsi, mediare e rielaborare tutte quelle variabili proprie di realtà così particolari .

Nodo focale nei processi che caratterizzano l’intervento di sostegno domiciliare e’ il rapporto operatore-famiglia, infatti, l’ingresso di un elemento “estraneo” all’interno di un ecosistema che nella maggior parte dei casi e’ caratterizzato da dinamiche e relazioni interne diversificate e peculiari, e’ un avvenimento che porta con sè una molteplicità di incognite legate alla nascita di nuovi rapporti, coinvolgendo un numero di individui che sono elemento di sfondo ma anche cause efficienti dell’ essere e del divenire del minore stesso.

E’ prevedibile che “l’entità famiglia” tenda a fagocitare il nuovo elemento coinvolgendolo nei meccanismi e nelle logiche che gli sono più congeniali, l’operatore è fatto testimone involontario di alleanze, contrasti, prese di posizione e può accadere che gli venga perfino chiesto di diventare parte attiva in tali meccanismi che non può trascurare ma che deve imparare ad analizzare con l’intento di trasformarli in variabili acquisite e in strumenti di lavoro.

E’ altrettanto logico aspettarsi una gamma di reazioni varia a seconda della tipologia di famiglia in cui l’operatore va ad espletare il suo compito: reazioni che possono essere caratterizzate da istintiva diffidenza verso qualcuno percepito come antagonista nel panorama emotivo del minore, reazioni di richiesta di aiuto nell’affrontare situazioni poco gestibili, fino ad arrivare a tentativi di vera e propria delega.

Va inoltre tenuto presente che solitamente i segnali che hanno richiamato l’attenzione sul malessere del minore, riguardano il suo rendimento scolastico, ma anche la capacità di relazionarsi in modo congruo all’interno del gruppo classe; gioco-forza l’attenzione della famiglia cade su questi aspetti, con il rischio di sovraccaricarli (specialmente il primo), relegando l’operatore al ruolo di moderno istitutore o peggio di prezzolato cerbero, snaturando in un sol colpo il senso stesso dell’intervento.

E’ assai importante, a questo proposito, distinguere con molta lucidità la grande importanza del lavoro svolto in ambito di sostegno scolastico. Su questo territorio, infatti, si gioca la grande partita del raggiungimento dell’autostima e dell’autonomia.

In questo particolare momento evolutivo, lo studio rappresenta per il minore l’unico vero impegno di tipo istituzionale, in esso egli si vede misurato e valutato e perciò è molto importante che ne tragga il miglior risultato possibile.

Operando all’interno della famiglia l’educatore diventa sostegno per la famiglia stessa e promotore di una progettualità definita attraverso una vera e propria alleanza, evitando giudizi e valutazioni sullo stile genitoriale, cercando invece di alleggerire i processi più “faticosi” .

Valutare tutte queste variabili rende necessario per l’operatore domiciliare far parte di una più ampia rete con cui scambiare stimoli e feedback.

Infatti è assai importante l’aggancio con tutte quelle entità e agenzie che fanno parte della rete che viene a formarsi attorno ad un minore in difficoltà. Le varie figure professionali che prendono parte al progetto individuale sul minore raggiungono il massimo della loro efficacia se operano in sinergia.

Questa scelta da’ la possibilità all’operatore domiciliare di partecipare alla programmazione delle attività delle varie strutture per renderle funzionali strumenti di lavoro nella messa a punto del suo intervento.

Di Filippo Federici

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