Badanti in Italia: soprattutto donne, una su tre è andata all’università

Badanti in Italia: soprattutto donne, una su tre è andata all'universitàHanno tra i 45 e i 64 anni, provengono soprattutto dall’Est Europa (una su quattro è romena), hanno un titolo di studio mediamente alto e abitano nella casa della persona assistita. Lo rivela l’indagine “Viaggio nel lavoro di cura” promossa da Acli Colf e realizzata da Iref.

ROMA – L’assistente familiare in Italia è per lo più donna (94 per cento dei casi), ha un’età compresa tra i 45 e 64 anni, proviene soprattutto dall’Est-Europa, ha un titolo di studio mediamente alto e abita nella casa della persona che assiste. E’ questo il profilo delle badanti in Italia che emerge dall’indagine “Viaggio nel lavoro di cura” promossa da Acli Colf e realizzata dall’Istituto di ricerche educative e formative (Iref) presentata oggi a Roma. Secondo lo studio, condotto su oltre 800 lavoratrici residenti in 177 comuni italiani, le persone intervistate nella maggior con un’età compresa tra i 45 e i 64 anni sono il 58 per cento, mentre le giovani donne (under35) sono l’11,7 per cento del totale. Il 51,3 per cento delle intervistate fa la badante da più di 5 anni e nel 60 per cento dei casi la lavoratrice coabita con la persona che assiste.

Secondo lo studio, inoltre, una badante su tre è andata all’università e una su cinque ha conseguito la laurea. Oltre la metà delle intervistate, però, ha studiato almeno nove anni, terminando in pratica quella che corrisponde alla scuola secondaria superiore. Agli studi c’è da aggiungere un 22,4 per cento di badanti che ha avuto un’esperienza formativa in campo medico-infermieristico e una su tre ha fatto un corso di formazione specifico in Italia. “Considerando entrambe le possibilità – spiega lo studio -, il 44,9 per cento di intervistate che ha una qualche esperienza formativa in campo assistenziale”. Tra gli intervistati, risultano sposati circa uno su tre (34,8 per cento), quasi la stessa percentuale per separate o divorziate, una su cinque è single, mentre una badante su dieci ha perso il coniuge. Complessivamente, quindi, “le intervistate che non hanno legami matrimoniali sono tre su quattro”.

L’indagine ha permesso di rilevare anche la provenienza nazionale: a rispondere ai questionari donne e uomini provenienti da 35 nazioni diverse. “Una badante su quattro è rumena, un altro 25 per cento è di nazionalità ucraina – spiega lo studio -. L’8,3 per cento viene dal Perù, il 7,4 per cento dalla Moldavia. In generale le donne dell’est-europee sono il 64,8 per cento del campione, le intervistate che vengono dall’America Latina il 14,1 per cento, dall’Asia il 6,6 per cento, dall’Africa il 9,2 per cento. Infine, il 5,2 per cento delle lavoratrici è di nazionalità italiana”. Tra gli altri dati, rilevati dall’indagine, il 37,4 per cento delle intervistate risulta essere iscritta alle Acli Colf, il 18,7 per cento alle Acli. “Al di là di queste affiliazioni – spiega l’indagine -, le donne contattate non hanno altre appartenenze socio-politiche: solo il 5,6 per cento è iscritta a un sindacato. Anche i dati sulla partecipazione associativa sono particolarmente bassi: è iscritto a un’associazione italiana il 3,6 per cento del campione, a un’associazione di connazionali il 5,6 per cento.

Fonte INAIL

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