Clandestini in Australia: navi da guerra che pattugliano, reimpatrio immediato e “obbligo” di conoscenza della lingua, e del rispetto di usi e costumi.

Clandestini in Australia: navi da guerra che pattugliano, reimpatrio immediato e “obbligo” di conoscenza della lingua, e del rispetto di usi e costumi. Riceviamo e pubblichiamo.

Immigrazione e integrazione. La rivoluzionaria dichiarazione del ministro australiano Peter Costello

In un articolo di ieri il CJ Caribbean Journal, informa che tre navi da guerra della flotta inglese pattuglieranno le acque tra le isole Turks e Caicos e Haiti, su richiesta del Governatore Ric Todd, per contrastare i “tentativi di entrare nei territori illegalmente”. La decisione è stata presa dopo l’arrivo di circa 300 migranti all’inizio del mese che sono già stati rimpatriati. Le navi controlleranno inoltre anche il traffico marittimo, la pesca e faranno servizio contro il narcotraffico.

In Australia, si sono organizzati con pattugliamenti e 007. In Spagna il Governo taglia la spesa sanitaria, escludendo dalle cure pubbliche i migranti irregolari o senza permesso di lavoro. La Francia è in guerra contro i migranti da anni (i disordini delle Banlieue sono un esempio di fallita integrazione). La Germania ci accusa, tramite il Ministro degli Interni Joachim Herrmann, di incentivare con 500 euri il trasferimento dei migranti sbarcati in Italia verso altri Paesi EU.

L’Italia in passato aveva donato navi e aerei ai Paesi costieri africani per controllare la migrazione all’origine, ora non più. Il nuovo Governo si è chiaramente espresso in materia, ha addirittura nominato un Ministro (di origini africane) per agevolare l’integrazione. Personalmente non so cosa succederà, quando il territorio sarà saturo di popolazione affamata. Forse inviteranno i nostri a espatriare per far spazio agli altri, o forse doneranno loro le isole e il sud Italia.

Non affronto il problema del nostro retaggio. Non è possibile far diventare la nostra cultura meticcia, oppure i nostri ministri pensano di trasformarci in islamici e applicheranno la “sharia”, così i nostri dubbi saranno risolti?

È interessante a tal proposito ciò che disse il Ministro australiano Peter Costello nel lontano Gennaio 2008. Lo riporto:

Non sono contrario all’immigrazione, e non ho niente contro coloro che cercano una vita migliore venendo in Australia. Tuttavia ci sono questioni che coloro che recentemente sono arrivati nel nostro paese, ed a quanto sembra anche qualcuno dei nostri concittadini nati qui, devono capire.

L’idea che l’Australia deve essere una comunità multiculturale è servita soltanto a dissolvere la nostra sovranità ed il sentimento di identità nazionale.

Come australiani, abbiamo la nostra cultura, la nostra società, la nostra lingua ed il nostro modo di vivere. Questa cultura è nata e cresciuta durante più di due secoli di lotte, processi e vittorie da parte dei milioni di uomini e donne che hanno cercato la libertà di questo paese. Noi parliamo l’inglese, non il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, il russo o qualsiasi altra lingua.Perciò, se desiderate far parte della nostra società, imparatela lingua!

La maggioranza degli australiani crede in Dio. Non si tratta soltanto di un affare privato di qualche cristiano fondamentalista di destra, ma vi è un dato di fatto certo ed incontrovertibile: uomini e donne cristiani hanno fondato questa nazione su principi cristiani, e questo è chiaramente documentato nella nostra storia.

Questo dovrebbe essere scritto sui muri delle nostre scuole. Se il nostro Dio vi offende, allora vi consiglio di prendere in considerazione la decisione di scegliere un’altra parte del mondo per mettere su casa, perché Dio è parte della nostra cultura. Accetteremo le vostre opinioni religiose, e non vi faremo domande, però daremo per scontato che anche voi accettate le nostre e cercherete di vivere in pace ed armonia con noi.

Se la Croce vi offende, o vi molesta, o non vi piace, allora dovrete pensare seriamente di andarvene da qualche altra parte.

Siamo orgogliosi della nostra cultura e non pensiamo minimamente di cambiarla, ed i problemi del vostro paese di origine non devono essere trasferiti sul nostro. Cercate di capire che potete praticare la vostra cultura, ma non dovete assolutamente obbligare gli altri a farlo. Questo è il nostro paese, la nostra terra, il nostro modo di vivere, e vi offriamo la possibilità di viverci al meglio. Ma se voi cominciate a lamentarvi, a piagnucolare, e non accettate la nostra bandiera, il nostro giuramento, i nostri impegni, le nostre credenze cristiane, o il nostro modo di vivere, vi dico con la massima franchezza che potete far uso di questa nostra grande libertà di cui godiamo in Australia: il diritto di andarvene.

Se non siete felici qui, allora andatevene. Nessuno vi ha obbligato a venire nel nostro paese. Voi avete chiesto di vivere qui, ed allora accettate il paese che avete scelto. Se non lo fate, andatevene! Vi abbiamo accolto ed aperto le porte del nostro paese; se non volete essere cittadini come tutti in questo paese, allora tornate al paese da cui siete partiti!

Questo è il dovere di ogni nazione, questo è il dovere di ogni immigrante.

Questa lunga dichiarazione dovrebbe farci riflettere. Integrazione significa soprattutto condivisione della lingua, dei valori e della cultura della nazione ospitante e non la loro cancellazione per comodità del migrante.

Fonte: Altervista Rassegna Stampa Indipendente

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