Per i disabili volare è un’odissea

Per i disabili volare è un’odisseaPochi posti e vicino al finestrino per chi ha mobilità ridotta, facoltà di rifiutarli a bordo, ironie fuori luogo: forse è ora di cambiare rotta.

Volo low cost Brindisi-Milano. A salire per ultima è una signora in carrozzina, immobilizzata dalla vita in giù, e in evidente sovrappeso. L’assistente aeroportuale la accompagna fin dentro la cabina. E lì la signora scopre che il suo posto è quello accanto al finestrino. Inutile dire alla hostess che lei lì in fondo, con gli spazi ridotti ai minimi sindacali delle compagnie low cost, ha difficoltà ad arrivare, nonostante l’assistenza. Deve scavalcare ben tre sedili. La hostess risponde che non può farci niente, che è il «regolamento» che assegna alle persone con disabilità i posti accanto al finestrino «per ragioni di sicurezza». Quindi o arriva (a fatica) fino all’ultimo posto della fila, o scende dall’aereo.

Spulciando i regolamenti e le disposizioni nazionali e comunitarie, si scopre, purtroppo, che è tutto vero: i disabili che vogliano viaggiare in aereo hanno un certo numero di posti a disposizione per velivolo, e preferibilmente quelli dal lato finestrino, in modo che in caso di emergenza non ostacolino la fuga o le manovre di salvataggio. Per le stesse ragioni altre compagnie riservano invece i posti in coda, in fondo all’aereo. Darwinismo applicato ai cieli.

Le regole a cui le compagnie aeree devono attenersi per la disposizione dei posti sugli aeromobili, spiegano dall’Enac (Ente nazionale aviazione civile), fanno riferimento alle normative comunitarie. In particolare, l’articolo 4 del regolamento comunitario numero 1107 del 2006, relativo ai passeggeri con mobilità ridotta, consente a un operatore aereo di rifiutare una prenotazione o di imbarcare un passeggero con disabilità «unicamente per comprovate ragioni di sicurezza» stabilite, anche queste, da varie norme internazionali, leggi comunitarie o nazionale, o dall’autorità di aviazione civile che ha certificato l’operatore aereo. Di solito per ogni velivolo è stabilita una percentuale massima di passeggeri con mobilità ridotta (Prm, nel gergo dei cieli), oltre alla quale non si può andare.

In relazione alla sistemazione a bordo dei passeggeri a mobilità ridotta, continuano dall’Enac, «gli operatori di trasporto commerciale stabiliscono quali siano le procedure secondo il requisito UE OPS 1 1.280 “Passenger seating” e devono assicurare che i posti destinati ai passeggeri Prm (in base al Manuale delle operazioni approvato dall’Autorità che rilascia la certificazione) soddisfino precisi requisiti di sicurezza del volo, requisiti che devono anche essere connessi anche alla sicurezza a bordo di tutti i passeggeri, in particolare nelle fasi di decollo e atterraggio e ulteriormente durante la fase di crociera, nel caso di possibili condizioni meteo avverse e per far fronte ad eventuali procedure di evacuazione d’emergenza».

Quindi: meglio ai bordi estremi dell’aereo. Di modo che, in caso di fuga, il passeggero con mobilità ridotta non sia di intralcio. La dura legge di sopravvivenza si legge nero su bianco nei regolamenti delle singole compagnie.

Prendiamo Ryanair: “Per motivi di sicurezza i clienti che richiedono uno dei tipi di sotto di assistenza speciale aeroportuale (con cane guida o a mobilità ridotta, ndr) devono essere seduti accanto ad un posto finestrino a meno che il sedile della finestra sia occupato da un compagno di viaggio o ci siano posti vuoti tra il cliente disabile ed il finestrino”. La stessa cosa dice esplicitamente Wizzair: Verrà accompagnato al gate, oltre il controllo di sicurezza e poi a bordo, dove nella maggior parte dei casi Le verrà assegnato un posto vicino al finestrino. Easyjet e Alitalia dicono soltanto che ai disabili non verranno assegnati i posti vicini alle uscite di emergenza. Vueling, addirittura, ci scherza su: “Al viaggiatore che richieda assistenza sarà assegnato sempre un posto vicino al finestrino: sarà un’occasione per fare qualche foto aerea o godere di un bel panorama dall’alto durante il volo”. La domanda è: in caso di emergenza, non c’è nessuno che salva i passeggeri disabili? Li lasciamo lì al finestrino ad ammirare il “panorama” che si fa sempre più vicino?

Fonte: www.linkiesta.it


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