Il cammino di Santiago in sedia a rotelle

Il cammino di Santiago in sedia a rotelleChe io cammini con due gambe o due ruote che differenza fa? Mi chiamo Pietro Scidurlo, ho 35 anni e sono un pellegrino. Un disabile su ruote. Ebbene sì, per un incidente da parto sono paraplegico dalla nascita… ma sebbene per molti questo rappresenti un limite (e anche per me lo è stato per diversi anni), questa condizione mi ha permesso di seguire un percorso di crescita personale che si è completato, ed ha trovato ragione a tanti perché, lungo il mio Cammino di Santiago. Non ho mai accettato la mia situazione e questa “rabbia” ha avuto conseguenze dirette sulle persone che mi vivevano accanto. Ignoravo come, prima o poi, la vita mi avrebbe chiesto un prezzo a questi comportamenti.

In un letto d’ospedale ho maturato come il Cammino di Santiago poteva esser per me l’ennesimo tentativo di fuggire da una realtà troppo stretta: una realtà vissuta in una città non adeguata a chi per spostarsi usa una sedia a rotelle, in un paese che crea barriere culturali, una realtà ad ostacoli mi piace definirla.

Un bel giorno, fuggendo da questa realtà, mi son ritrovato a pedalare e piangere lontano da casa senza conoscerne il motivo. Giunto dove le mie ruote oltre non potevano continuare, ho capito molte cose. Le persone riempiono il loro zaino delle loro paure, anch’io l’ho fatto. E man mano che camminavo disseminavo la strada di cose che infondo non mi servivano.

E quando son arrivato “laddove il vento soffia più forte”, ho aperto il mio zaino ed era vuoto. Ed ho capito che quel che ho sempre cercato, quel di cui più avevo bisogno… non era nel mio zaino.

Sul blog di Free Wheels, Dario avevano chiesto a Pietro di raccogliere un sasso e lasciarlo in un punto nevralgico del cammino. Lo raccolse e scrisse la dedica, inconsapevole che un anno dopo avrebbe conosciuto il nipote del destinatario di quella dedica.

Da Redazione

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