“Basta discriminare i disabili gravi”: la protesta della consigliera comunale

"Basta discriminare i disabili gravi": la protesta della consigliera comunaleElena Improta (Gruppo Misto del secondo municipio di Roma) madre di un ragazzo con tetraparesi spastica, in sciopero della fame per chiedere una norma che obblighi i centri diurni pubblici ad accogliere un numero minimo di persone ad alto carico assistenziale. L’impegno della Regione. 11 settembre 2015 ROMA – “Questa non è solo una protesta per mio figlio, ma una battaglia sociale e politica perché questo sistema non è più sostenibile, non dà pari diritti e dignità a tutti i disabili”: Elena Improta, consigliera del Gruppo Misto nel secondo municipio di Roma, per quattro giorni è stata in sciopero della fame – con la solidarietà di diverse associazioni tra cui Fish Onlus (Federazione Italiana Superamento Handicap) – per chiedere al commissario ad acta del servizio sanitario del Lazio Nicola Zingaretti, una deroga alla normativa regionale che regolamenta i centri diurni ex articolo 26 della legge 833/78. La richiesta è che ogni struttura accreditata si faccia carico di 2 o 3 persone con disabilità ad alto carico assistenziale 1:1, ovvero con necessità di un operatore fisso h24. “Dopo il carico emotivo, tutti i rifiuti e le spese che come genitori siamo obbligati a sopportare – afferma Improta – non possiamo accettare che i centri diurni, rimborsati dal servizio sanitario nazionale possano permettersi di scegliere quali persone con disabilità seguire e quali no”.

“Ci sono tantissimi genitori che hanno preso così tante botte dai loro figli con disabilità grave, che non hanno più la forza per protestare, lo faccio anche per loro”, dice Improta per spiegare il suo gesto forte e racconta di una situazione insostenibile per le famiglie con disabilità nella regione Lazio. Da un lato centri diurni pubblici lasciati liberi di “non accettare” alcuni ragazzi perché hanno disabilità troppo gravi e bisognose di attenzioni – nonostante i rimborsi di 129 euro al giorno garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale – dall’altro una normativa regionale che impone rigidi vincoli formali che rendono difficile l’accreditamento alle Asl da parte di nuove e più disponibili associazioni. In mezzo, i genitori delle ragazze e dei ragazzi ad alto carico assistenziale lasciati soli nella gestione della quotidianità dei loro figli o costretti a pagarsi privatamente l’assistenza di operatori specializzati al costo di 25 euro l’ora che – moltiplicati per le 4 ore minime giornaliere – fanno 2400 euro al mese. Una situazione insostenibile contro cui Improta, ha deciso di scagliarsi, dopo tante parole inascoltate, con il suo corpo, che assicura non alimenterà più “finché non riceverò risposte concrete”.

“Finora mio figlio Mario, e’ stato accolto per tre ore e mezza al giorno in un centro diurno a Viale Angelico, a condizione che noi pagassimo un operatore per stare con lui tutto il tempo, oltre ai 129 euro al giorno che comunque prendeva dalla regione”, racconta Improta. “Dopo sette anni di lista d’attesa ci siamo rivolti a un altro centro, il Don Orione che però ha rifiutato di accogliere Mario e quando ci siamo rivolti alla Asl ci hanno risposto che non potevano obbligarli a prenderlo in carico”.

“Vi sono altre regioni italiane che hanno un sistema diverso, che parte dai bisogni delle persone e non dalla disponibilità delle strutture – spiega Improta – serve un bando che, stabilito il numero e il grado di disabilità delle persone che devono essere assistite, accrediti le strutture che sono in grado di accoglierle e soddisfare le loro esigenze”. “Un sistema del genere beneficerebbe anche i disabili meno gravi – continua Improta – che invece di essere parcheggiati a tempo indeterminato in strutture di assistenza, potrebbero essere inseriti in programmi di formazione al lavoro e, successivamente, in progetti lavorativi”.

Al quarto giorno di protesta, è decisiva per l’interruzione dello sciopero della fame la mattinata di venerdì 11 settembre: “Ho ricevuto una telefonata ufficiale dalla segreteria del presidente della Regione, Nicola Zingaretti – racconta Improta – che assicura a me e a tutto come la prossima settimana sarà riaperto dalla cabina di regina il forum ex articolo 26″. L’obiettivo è “esaminare e portare a buon fine le proposte di modifica alla normativa che regola il sistema di accreditamento dei centri diurni”.

Riguardo al figlio Mario, “nella riunione di oggi è emerso che la responsabilità di quanto avvenuto è tutta in capo alla Asl di residenza ed è stato pertanto avanzata una proposta già adattata in altre Aziende per casi simili: la Asl dovrà scrivere una valutazione mutidimensionale del paziente, redigere un progetto riabilitativo individuale da condividere con la famiglia e il centro diurno dovrà prevedere l’inserimento di un ulteriore operatore (a carico della Asl) essendo Mario classificato come utente ad assistenza estensiva elevata”. Il centro diurno, così, dà tempo alla Asl due settimane per preparare la documentazione e individuare l’operatore per il rapporto uno a uno. “Qualora si superassero le due settimane – spiega Improta – il centro diurno aprirà ad altro utente in lista di attesa”. Il che significherebbe cercarne un altro. “Noi non ci fermiamo, il nostro impegno continua”, la conclusione. (lj)

Fonte: redattoresociale.it

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