Pet Therapy, terapia dolce negli ospedali e case di riposo: guardiamola da vicino

Pet Therapy, terapia dolce negli ospedali e case di riposo: guardiamola da vicinoUn inquadramento della disciplina a cura della veterinaria Daniela Fraire, da anni sul campo con i suoi tre cani. Ne parlerà a Saluzzo nel seminario al Tapparelli “Terapie non farmacologiche nella gestione della demenza”.

Pet therapy: il termine è entrato nel linguaggio comune. Una disciplina che si occupa del rapporto uomo – animale ai fini di benessere e salute umana, presente ormai in varie attività di case di riposo, ospedali, scuole, oggetto di convegni, di riflessioni bioetiche, discusso in testi legislativi.

E’ utile uno sguardo ravvicinato e un giudizio morale più approfondito, non solo per il rispetto oggettivamente dovuto ad ogni “essere senziente”, ma soprattutto per il tentativo di realizzare questa particolarissima forma di “alleanza terapeutica”.

Di pet therapy si parlerà nel seminario sulle “Terapie non farmacologiche nella gestione della demenza” alla Residenza Tapparelli il 17 ottobre. Il medico veterinario Daniela Fraire, master di II livello in questa disciplina interverrà sul tema: “Cane e uomo con un obiettivo condiviso: migliorare la qualità di vita” .

In questa pagina, da esperta del campo, in cui opera da anni con i suoi tre cani, Kim e Liu le due golden femmina, Kelly la border collie, propone un approfondimento sul tema, iniziando ad inquadrare l’aspetto generale della disciplina e le applicazioni nell’ambito delle “terapie dolci” in patologie specifiche.

Una disciplina, la pet therapy (e non solo con l’utilizzo dei cani) entrata anche nelle scuole dove si parla di “educazione assistita con animali” impiegata anche per contrastare fenomeni adolescenziali come il bullismo.

Spiega Daniela Fraire:

“Oramai si sono scritti molti articoli e la maggior parte dei lettori è bene informata di cosa si occupa. A me piace la definizione data al Master di Pet Therapy e Qualità della Vita di Torino che ho frequentato che sottolinea come la pet therapy sia una disciplina trasversale, una disciplina integrata che sostiene l’educazione, il sollievo, la fisioterapia verso persone normodotate o disagiate e o malate con l’ausilio di animali da compagnia e animali domestici.

Più in dettaglio parliamo di attività assistita con animali riconosciuta con l’acronimo AAA e terapie assistite con animali (TAA). La prima è intesa con la semplice finalità di migliorare la vita e il benessere dell’uomo, senza programmare obiettivi specifici, quindi come interventi ricreativi.

Le TAA invece sono definite una co-terapia e devono avere obiettivi terapeutici definiti ed essere erogate da una équipe multidisciplinare. La valenza scientifica delle stesse era già stata individuata nel 1961, dal neuropsichiatra Levinson, fondatore di questa disciplina ed è soprattutto questo aspetto che deve essere dato alla pet therapy evitando improvvisazioni e poca professionalità che possono solo ledere alla pet therapy.

Quali sono le leggi che regolano la materia?

“Sono molte. Il Comitato nazionale per la bioetica già nel 2005 ha espresso un suo parere e il documento intende esaminare l’etica del rapporto con animali impiegati nella pet therapy. Gli animali, soprattutto il cane, sono oramai presenti in molte situazioni. Provate a contare le pubblicità che hanno il cane e l’interesse per il mondo animale è molto aumentato con il rischio crescente di una antropomorfizzazione che non tiene conto delle loro esigenze specifiche.

La convivenza con gli animali è millenaria e la storia della domesticazione lo insegna, ma la deriva dello sfruttamento è sempre in agguato. Importante quindi per non cadere in questi errori: è la relazione che si instaura tra cane e conduttore in pet therapy che deve essere rispettosa della diversità animale. Dal 2005 ad oggi molte altre norme sono state scritte sulla pet therapy, il M.O.R. Manuale Operativo Regionale è un’importante mezzo per chi vuole avvicinarsi alla pet therapy e dal novembre 2014 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha proposto delle Linee Guida nazionali. Questi sono importanti strumenti che servono a convalidare scientificamente la pet therapy.

Pet therapy intervento dolce per la cura del paziente in sintonia con la medicina della cura

“Se gli interventi assistiti sono supportati da studi che ne convalidano l’efficacia anche i medici avranno nuovi mezzi per la cura dei pazienti, soprattutto nell’era della medicina scientifica dove si cercano nuovi modelli di bioetica medica e si dà spazio a interventi “dolci” per la cura del paziente la pet therapy può essere una parte della risposta. L’animale non giudica, non compete ,il rapporto è asimmetrico e per questo nella pet therapy funzionale, se tanti sono gli appelli per una umanizzazione della medicina quindi non solo per una prescrizione terapeutica, si inquadra perfettamente come “co terapia” per raggiungere la guarigione. Soprattutto se si hanno malattie croniche inguaribili, le terapie dolci come gli interventi assistiti sono una parte di risposta in sintonia con la medicina della cura che guarda in toto la persona malata, non solo come un insieme di organi e apparati.

Te.ca: Terapie con animali

In Piemonte a Chieri è nato Te.C.A. Centro Studi TErapie con Animali con lo scopo di promuovere la pet therapy . La finalità principale è quella di promuovere e diffondere l’accreditamento e la validazione scientifico – terapeutica e sociale degli Interventi Assistiti con gli Animali (“Pet therapy”) in modo che possa essere inserita nei Lea( Livelli Minimi di Assistenza). Molte sono le iniziative che il centro studi intraprende e si può visitare il loro sito: www.centrostuditeca.it che è una fonte di importanti eventi e informazioni.

Uomo cane: un rapporto antichissimo, con il lupo risale a 400 mila anni fa

Il rapporto tra uomo e cane è antichissimo. Il lupo e l’uomo condividevano lo stesso spazio già 400 mila anni fa e la domesticazione del cane collocata 14 mila anni fa è stata spostata a 100 mila anni fa da diversi studi . All’inizio l’azione di domesticazione sul lupo si è concentrata per rendere il cane uno strumento utile all’uomo (caccia e difesa) ultimamente si è evoluto in un rapporto affettivo. Il cane e il proprietario creano legami profondi ed emotivamente coinvolgenti, paragonato al legame di attaccamento madre/bambino in età infantile descritto da Bowlby.

Questo tipo di relazione è una coevoluzione dell’uomo e del cane ed è importante per il conduttore in pet therapy.

Uomo e cane:obiettivo comune

Cane e uomo hanno un obiettivo condiviso migliorare la qualità della vita di altre persone, per tutti per tutti e due è stancante (le sedute di pet therapy con bambini autistici o con altre patologie comporta un grande impegno sia fisico che psichico per entrambi) ma solo la relazione che si stabilisce tra i due e una buona preparazione tramite specifici corsi impedisce una deriva di antropomorfizzazione e di sfruttamento del cane come richiedono i vari testi legislativi.

Fonte: targatocn.it

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