Non solo anoressia. È emergenza alimentazione

Non solo anoressia. È emergenza alimentazioneNUOVE MALATTIE. Sono l’ortoressia, la bigoressia e la drunkoressia

L’esperta: «La preoccupazione per l’apparenza è un salvagente per non sentirsi escluse dal mondo Ma sono in aumento anche i pazienti uomini».

«Un allarme sociale». Non usano mezzi termini, gli esperti, nel definire i disturbi alimentari: non più solo anoressia e bulimia ma anche ortoressia, bigoressia, drunkoressia. Una serie di patologie, alcune antichissime, altre di diagnosi assai più recente, che unite ad alcuni nuovi stili di vita gettonatissimi tra i giovani, negli ultimi anni si stanno allargando a macchia d’olio. Mentre sempre troppo poco se ne parla. Ecco perché la sezione veronese di Fidapa (Federazione italiana donne nelle arti professioni e affari) ha organizzato ieri in sala Lucchi «La donna moderna tra immagine e realtà», un incontro destinato a studenti e genitori per far luce su questo fenomeno di tutto rilievo anche a Verona. «Al Centro di riferimento regionale per i disturbi del comportamento alimentare, che si trova all’interno del dipartimento di psichiatria di Verona Sud, stiamo seguendo 250 pazienti tra i 14 e i 45 anni», spiega la coordinatrice Roberta Siani. «Perché se l’esordio dell’anoressia avviene sempre più presto, per la bulimia e i disturbi da alimentazione incontrollata i primi sintomi possono comparire anche a 35-40 anni». Il 90 per cento dei pazienti è donna, ma la rappresentanza maschile è in crescita. Come in crescita, negli ultimi cinque anni, è il fenomeno in generale, nato con l’anoressia nel sesto secolo dopo Cristo e scoppiato negli anni Ottanta. Colpa, dicono gli esperti, soprattutto dei media e dei modelli che propongono. «Il peso, le forme corporee e le preoccupazioni per l’apparenza sono diventati una sorta di salvagenti per rimanere nel mondo e non sentirsi esclusi», continua Siani. «La famiglia? Non va colpevolizzata, come si tendeva a fare in passato, perché anche i familiari sono influenzati dalla cultura dominante. Piuttosto va considerata una risorsa per uscirne. Resta il fatto che mai come in quest’epoca il corpo è il teatro dove si gioca la partita dell’identità». E proprio il corpo, se rifiutato, può essere attaccato dall’adolescente attraverso i disturbi alimentari. Non solo le patologie già note: anoressia (il rifiuto del cibo e la paura ossessiva di diventare grassi), bulimia (ricorrenti abbuffate seguite da fenomeni compensativi, come il vomito autoindotto o l’utilizzo di lassativi), obesità e il disturbo da alimentazione Incontrollata , la cosiddetta fame nervosa, ma anche stili di vita nuovi. «Il primo è l’ortoressia», spiega Giuliana Guadagnini, psicologa, «l’ossessione per i cibi giusti, puri, biologici. Chi ne soffre seleziona gli alimenti in maniera maniacale e si priva di importanti classi nutritive, con una dieta sempre più rigida che lo porta a rinunciare anche alle relazioni sociali. La bigoressia o sindrome di Adone, è una fame di grossezza tipica dei maschi che vedono il proprio corpo troppo rachitico, magro, esile e si lanciano in un potenziamento muscolare ossessivo, coniugato con un’attenzione maniacale per l’alimentazione. Infine la drunkoressia, cioè mangiare poco fino ad arrivare anche a digiunare per poter assumere forti quantità di alcolici, come accade negli happy hour. Lo scopo? Dimagrire e farsi accettare dal gruppo». E allora, come prevenire il fenomeno? «Lavorando sull’autostima e sulla consapevolezza di sé con l’aiuto non solo di adulti esperti», risponde Annalisa Tiberio, dell’Ufficio scolastico territoriale, «ma anche, a scuola, tra ragazzi adeguatamente formati che potrebbero a loro volta formare i compagni». E in famiglia? «Imparando ad esprimere e a gestire le proprie emozioni senza saziarle con il cibo», aggiunge Guadagnini. Sapendo che, rivolgendosi alle strutture adeguate come il Centro di riferimento regionale, di disturbi alimentari si può guarire. «Succede nel 70 per cento dei casi», conclude Siani, «grazie al lavoro coordinato di psicologi, psichiatri, dietisti e nutrizionisti».

Di Elisa Pasetto

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