Fallimento dei Genitori e Bullismo

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Fallimento dei Genitori e Bullismo

DonatoMartorelli

Argomento così discusso da superare in ascolti e indignazione qualsiasi bomba sganciata in un qualsiasi paese Arabo.

Sempre più spesso si sente parlare di giovani ragazzi che, sentendosi oppressi da atti di  bullismo, tentano il suicidio. Il danno reale è che la maggior parte di questi giovani riesce a compiere l’atto, togliendo a questo mondo e questo paese un pezzo di anima e di dignità che non sarà più recuperato.

Facciamo un po’ chiarezza però su questo termine, molto spesso erroneamente usato per indicare atti di violenza tra giovani.

 

Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

L’accezione è principalmente utilizzata per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo o nonnismo nell’ambito delle forze armate.

 

Bene o male, la maggior parte degli uomini nati fino all’86 ha visto in cosìddetto nonnismo in azione. quanti suicidi sotto la leva e quanti sono stati classificati dalla gente come episodi avvenuti solo alle persone deboli.

Siamo sicuri che bullismo e nonnismo avvengano solo alle persone deboli?

Nel corso degli anni ho avuto a che fare col bullismo anche in prima persona, e vi posso assicurare che il bullo può prendere di mira chiunque, purchè spalleggiato,perché il bullo resta sempre e solo un codardo.

Combattere il bullismo significa giocare al suo stesso gioco. L’isolamento non è contemplato, come non lo è il vittimismo. Chi si sente bullizzato non deve sentirsi vittima unica, perchè se è vero che una persona possa essere presa di mira in modo  particolare da un gruppo di bulli, è anche vero che non esiste esclusività. Al di fuori della gang di bulli, chiunque può essere bullizzato, ma la “vittima”, tendendo all’isolamento, non vede ciò che succede intorno.

 

E’ bene insegnare a questi ragazzi che un’alleanza con altri bullizzati è una grande risorsa per contrastare questi comportamenti poco consoni.

Spesso ci viene detto che il bullo è una vittima della società tanto quanto il bullizzato, quindi sono vittime che vanno messe sullo stesso piano.

Siamo così stupidi e con i paraocchi da credere a queste assurdità? Valutiamo caso per caso quando si parla di considerare vittima un bullo.

Dalla mia esperienza posso azzardare l’ipotesi dell’esistenza di 2 tipi di bulli.

 

1- Persone disagiate che per essere accettate dal gruppo o per non

mostrarsi deboli, hanno preferito indossare una maschera di carnefice.

 

2- Ragazzi di famiglie ben pensanti che semplicemente si annoiavano.

 

In quale dei due casi si può definire il bullo come vittima della società?

 

Questa mia distinzione non vuole essere un mettere un’etichetta di compassione sul ragazzo disagiato che fa il bullo. Ma sicuramente se la nostra società si ostina a porre tutto sopra lo stesso piano, io, che ho vissuto da vittima, potrei anche cercare di venire in contro a chi ha tanta paura della vita che lo circonda da trasformarsi in vittima del suo bullismo.

 

Cosa si potrebbe fare per combattere il bullismo?

 

La nostra è una società che tende all’individualismo e all’isolamento e di certo vivere il web, come succede oggi, non ci sta aiutando a creare quel contatto umano che permetta ai giovani di vivere in gruppo.

 

Parlavo ieri con un’amica che ha 18 anni e mi ha drammaticamente raccontato che le nuove generazioni utilizzano i social per comunicare in tempo reale anche se si trovano ad una spanna di distanza l’uno dall’altro.

 

Persone con le cuffiette che pur di non perdere quell’isolamento tanto agognato, preferiscono scrivere all’amico di fianco piuttosto che parlare.

 

Ma dove diavolo stiamo andando a finire?

 

E’ questo che aspetta il mondo del domani?

 

Il mio appello è rivolto a voi genitori delle nuove generazioni di ragazzi.

 

Non mi venite a dire che oggi è difficile fare i genitori, perché non vi crede nessuno.

E’ sempre stato difficile fare i genitori, il problema reale è che siete un fallimento. Pretendete di essere amici dei vostri figli senza capire che fate solo danni. Il genitore deve essere una figura da temere e stimare nell’adolescenza e con cui scontrarsi per trovare una propria identità.

Dovreste essere una figura di riferimento e sicurezza per i vostri figli. Gli amici non sono figura di sicurezza. I genitori non devono dare consigli, ma ordini. I figli vanno guidati, non assecondati. Guidati nelle loro passioni, senza assecondarli. Siate figura di riferimento, anche da odiare se necessario, tanto alla fine vi odieranno comunque, ma almeno saranno cresciuti senza vizi, ma con la voglia di conquista.

 

Dare tutto ai propri figli, toglierà loro la voglia della conquista, il piacere dello scontro. Cazziateli, lasciando sempre la porta aperta.

Puniteli dando loro la possibilità di disobbedire e di dirvi che anche voi potete avere torto.

 

Vi lamentate tanto del fatto che questi ragazzi siano maleducati e fuori controllo. L’educazione inizia in famiglia. Insegnate ai vostri figli l’uso dello smartphone. E insegnate soprattutto loro che il poter fare una cosa, non significa doverla fare.

Internet ci ha insegnato una cosa. Se puoi dare la tua opinione non vuol dire che tu la debba dare. Io parlo perché come tanti ho creduto che qualcuno mi avrebbe ascoltato. Ma queste Parole finiranno sulla bacheca di un social network, esattamente come tutte quelle stronzate che scrivono tutti. E quindi a cosa serve scrivere queste parole. Mandare a quel paese tutti coloro che come me hanno l’arroganza di dire cosa è giusto fare.

 

Tutto questo per dire che l’isolamento del nuovo millennio è la prima causa di questi suicidi e che la colpa è dei genitori che non sono in grado di contrastare questo isolamento, perché troppo impegnati ad isolarsi e piangersi addosso. Spegnete questi apparecchi elettronici e rialzate a testa. Il mondo è ancora un bel posto da vivere.

Andate a godervi un buon gelato con i vostri figli e insegnate loro il rispetto per loro stessi e per gli altri. Se non siete in grado di fare questo consideratevi un fallimento, perché è quello che siete.

 

Cordiali Saluti

 

Donato Luigi Martorelli